«Il ct è un tassello fondamentale, ma il progetto è molto più ampio» ha spiegato Giovanni Malagò nel corso dell’incontro di questo pomeriggio, introducendo Maldini e Leonardo davanti ai presidenti di Serie A. Parole che hanno subito chiarito come la nomina del commissario tecnico rappresenti solo una parte di un disegno molto più vasto e articolato.
Malagò ha indicato un orizzonte di sei anni come il tempo necessario per completare quella che ha definito la “rivoluzione” del calcio italiano. Serve condivisione con i club e una visione di lungo periodo, ha sottolineato il presidente della Figc, ricordando anche che Maldini è convinto che per la vera ricostruzione della filiera servano addirittura otto-dieci anni. Numeri importanti, insomma, che però non hanno entusiasmato tutti.
Cairo alza la mano: troppo tempo, serve accelerare
Urbano Cairo, presidente del Torino, ha colto l’occasione per esprimere il suo punto di vista, tutt’altro che allineato con i tempi prospettati dai nuovi dirigenti federali. E ha fatto capire che, pur riconoscendo l’impegno che Maldini e Leonardo si troveranno di fronte, gli sembra veramente eccessivo attendere quasi un decennio per ricostruire il sistema calcio italiano.
«Premetto che conosco bene Malagò, lo stimo ed è un amico» ha iniziato Cairo, cercando di non apparire scortese. «E Maldini e Leonardo mi hanno fatto una buonissima impressione. Il tema vero però è questo: rispetto ai tempi che hanno indicato sulla rifondazione, penso che si debbano fare le cose un po’ più velocemente».
È entrato nel dettaglio subito dopo, con l’esperienza di chi ha passato anni a gestire aziende in difficoltà: «Come in tutte le attività, i primi 100 giorni sono determinanti. Otto-dieci anni mi sembrano un tempo eccessivo… neanche l’Unione Sovietica impiegava tanto». Un’uscita che ha strappato sorrisi, per quanto critica della roadmap presentata.
Il modello dei “100 giorni decisivi”
Cairo ha sviluppato la sua tesi con pragmatismo, affrontando il tema da una prospettiva quasi imprenditoriale. «È chiaro che Maldini e Leonardo ereditano una situazione non positiva, ma a volte può essere un bene. Magari arrivi e fai meglio, a me è capitato in qualche azienda che ho rilevato e che era quasi fallita».
Il presidente del Torino ha proposto un cambio di prospettiva fondamentale: bisogna chiedersi cosa fare nei primi 100 giorni, non pianificare solo il lungo termine. Serve decisione nel cambiare le regole, anche per sviluppare i talenti. Ed è rilevante addestrare i formatori, ma tutto questo deve accadere in fretta, non diluito nel tempo.
«Forse sarebbe meglio dire: “Se voi mi date un contributo per i centri, invece che in 8-10 anni otterremo risultati in 2-4 anni”. Questo mi piacerebbe di più» ha concluso Cairo, lanciando una sfida chiara ai vertici federali sulla necessità di accelerare.
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Il mistero del commissario tecnico rimane intatto
Durante l’incontro il nome del ct non è stato nominato neppure una volta. Niente. Zero indizi. Quando gli è stato chiesto direttamente, Cairo ha confermato: «Assolutamente no». Silenzio totale sulla questione che praticamente tutti volevano affrontare.
Però il presidente del Torino ha voluto offrire una lezione storica, ricordando il precedente di Carlo Tavecchio. «Penso al 2014, quando venne eletto Tavecchio: si lasciò sfuggire qualche gaffe e il suo mandato partì in salita. Però ebbe la capacità di scegliere il giusto ct, cioè Antonio Conte, e ciò gli diede un abbrivio incredibile».
Antonio Conte rimane il nome più caldo, il profilo più discusso tra i presidenti. L’ex allenatore dell’Inter e della Juve è libero, gode della stima di parecchi club, ma ieri nessuno si è realmente sbottonato durante il colloquio con i dirigenti federali. Lotito e Percassi, ad esempio, si sono limitati a chiedere a Malagò di farsi portavoce delle istanze del calcio con il Governo, evitando di scendere nel merito della scelta del ct.
Lo sguardo al presente non può essere ignorato
«Fortunatamente non devo decidere» ha detto Cairo con una certa ironia. «Lo farà qualcun altro. Mi sono limitato a degli esempi». Però il punto che vuole fare è serio: compiere le scelte giuste può dare lo slancio a una presidenza, ma non è solo il ct che serve.
Bisogna operare in profondità, su più fronti contemporaneamente. Cento giorni dovrebbero bastare per fare le regole e dare una direzione chiara alla presidenza di Malagò. Giovani, formatori, centri di addestramento: questi gli ingredienti necessari. Ma occorre incidere anche sul breve, non solo sull’orizzonte lontano. E francamente, secondo Cairo, non si possono prendere otto-dieci anni per ricostruire il sistema.
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Il messaggio implicito per Malagò
Quello che Cairo ha cercato di comunicare, in definitiva, è che Malagò dovrà stare molto attento. È vero che ha scelto Maldini e perciò vorrà condividere con lui le scelte strategiche, inclusa quella dell’allenatore. Ma poi la decisione verrà messa comunque in conto al presidente della Figc. Non potrà scaricare responsabilità, insomma.
La palla adesso è nelle mani della federazione. I tempi stringono, il 25 settembre arriva veloce, e l’Italia non può permettersi altri errori. Che sia Conte o qualcun altro, la scelta deve essere giusta. E deve portare risultati subito, non tra un decennio.