ICS a fianco dei rifugiati iracheni in Giordania

data: 
07/01/2010

Le stime ufficiali indicano che la Giordania ospiti circa 500.000 iracheni, fuggiti alle avversità che continuano ad accanirsi sul loro paese; le stime non ufficiali riportano numeri assai superiori.
Il Governo giordano, che si era inizialmente mostrato generoso nell’accogliere le centinaia di migliaia di fuggiaschi, ha incominciato a cambiare attegiamento quando i numeri sono cresciuti a dismisura e le risorse a disposizione degli ospiti iracheni hanno incominciato a scarseggiare. A questo va ad aggiungersi un problema di fondo: la Giordania, così come la Siria - altro Paese che ospita milioni di iracheni in fuga dal conflitto - non ha mai ratificato la Convenzione Internazionale sullo Status dei Rifugiati (Ginevra, 1951), né il Protocollo sui Rifugiati del ’77, di conseguenza gli iracheni presenti nel Paese sono considerati legalmente ospiti al pari di turisti, o stranieri in viaggio di affari, in sostanziale diniego degli obblighi di diritto internazionale nonché di alcuni articoli della Costituzione giordana.
L’UNHCR, la Mezza Luna Rossa Giordana e altre ONG nazionali e internazionali, fra cui ICS, si stanno adoperando sia per fornire assistenza ai rifugiati sia per promuovere a livello delle istituzioni locali un riconoscimento ufficiale dello status degli iracheni presenti sul territorio. Questo tuttavia sembra essere un argomento molto sensibile per il Governo giordano il quale in buona sostanza si limita a permettere agli ospiti iracheni di registrarsi presso le liste dell’UNHCR, di godere dei benefici minimi che da questo derivano e chiude un occhio sulla eventuale permanenza oltre i limiti previsti dal visto di ingresso. Questo attegiamento da un lato dà la possibilità alla società civile organizzata di agire a favore dei “rifugiati”, ma dall’altra nega agli iracheni i diritti civili fondamentali e internazionalmente riconosciuti relative al loro status effettivo. Fra i vari effetti indesiderati che questo causa si possono qui riportare la sostanziale sfiducia da parte dei rifugiati nella possibilità che la comunità locale e internazionale possa effettivamente influire positivamente sulla loro condizione e una reale difficoltà da parte delle organizzazioni nazionali e internazionali che hanno in animo di supportarli, nell’offrire loro l’aiuto necessario, soprattutto ai gruppi più vulnerabili – i quali spesso, ignorando quali siano i loro obblighi e diritti e quali sarebbero le conseguenze del loro manifestarsi in quanto rifugiati, preferiscono rimanere nell’anonimato e in clandestinità.
In questo difficile contesto si inserisce l’intervento di ICS a favore della popolazione di rifugiati Iraqeni ad Amman, con il supporto di FDA (Families Development Association), una associazione locale molto ben radicata sul territorio che da più di vent’anni contribuisce all'avanzamento economico e sociale delle famiglie che si trovano a vivere sotto la linea di povertà, riservando particolare attenzione alle attività volte a promuovere il ruolo femminile nella vita comunitaria.
L'organizzazione gestisce due centri comunitari, uno nell'area di Hashmi e l’altro ad Al Qusur, due fra le zone più degratate della città di Amman che ospitano fra l’altro moltissime famiglie di rifugiati iracheni. Insieme, ICS e FDA lavorano per contribuire al miglioramento delle condizioni di vita di 200 di queste famiglie, favorendone l’accesso ai servizi di base e promuovendo la cura della madre e del bambino in ambito socio-sanitario, privilegiando la prevenzione alla malnutrizione infantile e il sostegno psico-sociale.
L’intervento promuove attività di (i) sostegno immediato - quali consulenza psicologica e legale, seminari sulla corretta nutrizione e igiene, accompagnati dalla distribuzione di alimenti ad alto contenuto tradizionale e kit igienici per la cura essenziale della persona, (ii) sviluppo di capacità professionali e gestionali per un gruppo di donne appartenenti a fasce particolarmente vulnerabili, (iii) formazione degli uomini al fine di metterli in grado di eseguire le riparazioni minime necessarie per rendere le loro abitazioni vivibili, (iv) ricreazione per i giovani e per i bambini, volte ad alleviarne il disagio derivante sia dai traumi subiti sia dalle attuali precarie condizione di vita.
Queste attività saranno accompagnate da una serie di laboratori, rivolti soprattutto a donne e ragazzi, per lo sviluppo di life skills ovvero quelle abilità e competenze che è necessario apprendere per mettersi in relazione con gli altri e per affrontare i problemi, le pressioni e gli stress della vita quotidiana. Infine, verranno assegnati dei piccoli fondi sia alle donne che hanno frequentato i corsi professionali, al fine di metterle in grado di intraprendere delle micro attività generatrici di reddito e sia alle famiglie che vivono in condizione più disagiate, affinché possono provvedere alle riparazioni necessarie al decoro e alla vivibilità della casa.

Il progetto, finanziato nell’ambito del programma IRIG, con fondi messi a disposizione dalla Cooperazione Italiana attraverso la Ambasciata di Italia ad Amman, ha durata semestrale, e può contare sull’appoggio formale e informale di altre associazione giordane che si occupano di assistenza e psico-sociale e legale ai rifugiati; questo a dimostrazione del fatto che, mobilitando le risorse disponibili e promuovendo le il coinvolgimento della società civile nella difesa dei diritti fondamentali, si possono raggiungere risultati altrimenti insperati.

Laura Cicinelli


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