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Giordania: anche unità mobile per cultura diritti donne
Corsi di formazione per giudici e avvocati, campagne di informazione dirette alle donne e anche una unita' mobile, itinerante fra i villaggi, per incoraggiarle a denunciare le violenze di cui fossero vittime tra le mura domestiche. E' il progetto per il quale una Ong italiana attiva in Giordania, l'Italian Consortium of Solidarity (Ics), ha appena ottenuto, con altre nove ong locali, un finanziamento dall'European Instrument of Democracy and Human Rights (Eidhr). Il progetto, che sta per partire con la collaborazione del partner locale Mizan, mira a promuovere l'effettiva applicazione della Convenzione Onu per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw), entrata formalmente in vigore nei mesi scorsi anche in Giordania. E uno dei nodi piu' critici da affrontare sara' quello dei processi per i delitti d'onore, nella maggior parte dei casi i colpevoli se la cavano - conferma Barbara Lilliu, coordinatrice del progetto - con pene irrisorie grazie alle attenuanti concesse dai giudici a chi, pur reo di omicidio, si ritiene abbia agito per ragioni di onore. Da qui dunque la necessita' di formare proprio i magistrati, sia giudici che pm, ai principi giuridici sostenuti dalla Convenzione. Ma i principali destinatari, sottolinea Barbara Lilliu, sono gli avvocati, coloro cioe' che sono a piu' stretto contatto con la societa' civile e meglio in grado di farvi penetrare una nuova cultura dei diritti. Saranno loro infatti a avviare a loro volta una serie di altri corsi di formazione e campagne di sensibilizzazione mirate direttamente alle donne, e che copriranno gran parte del territorio giordano. Per queste e' previsto appunto anche ''l'utilizzo di una 'mobile unit' - prosegue la rappresentante di Ics - che spostandosi di villaggio in villaggio dara' l'opportunita' alle persone vittime di violazioni di avere pareri legali su come denunciare le violenze stesse. Inoltre prepareremo materiali informativi sulla Convenzione e sulle leggi giordane''. Fondamentale saranno, dunque, proprio i contatti diretti con le donne, prime vittime della violenza domestica in tutto il paese. Da un un convegno sul tema svoltosi il mese scorso ad Amman, sotto il patronato della regina Rania, e' emerso che l'Istituto nazionale di medicina forense ha registrato 600 casi di donne maltrattate nel 2008. Uno studio del ministero dello Sviluppo sociale, inoltre, ha evidenziato che l'80% delle vittime della violenza domestica sono donne sposate. (Fonte ANSAmed)
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